L’insegnante-mediatore

Un ruolo centrale nell’apprendimento dei bambini



Il ruolo dell’insegnante è centrale nel processo di apprendimento.  Attraverso la sua “mediazione” l’allievo riconosce e sviluppa le proprie potenzialità cognitive in modo sempre più autonomo.

L’insegnante-mediatore non dà solo risposte dirette, ma indirizza ed orienta il bambino all’analisi dei processi di pensiero messi in atto durante la risoluzione di un problema, avviandolo così alla “costruzione” dei saperi ed al loro utilizzo, anche in contesti diversi da quelli scolastici.

L’insegnamento sarà volto non solo alla trasmissione di contenuti, ma anche allo sviluppo di un metodo che possa condurre i bambini all’autonomia di apprendimento, di pensiero e di scelte future consapevoli.

Tale approccio metodologico è fondamentale anche per educare alla tolleranza, al rispetto e alla condivisione, soprattutto i giovani che si troveranno a studiare e lavorare sempre più in una società senza confini territoriali e culturali.


Una selezionerigorosa

La scelta degli insegnanti è determinante. Saranno requisiti fondamentali per ogni insegnante della scuola, oltre a quelli previsti per legge:

  • essere applicatore dei vari livelli del metodo Feuerstein
  • avere un’adeguata esperienza nell’insegnamento

I 3 criteridi mediazione

L’ insegnante-mediatore che applica il metodo Feuerstein nella sua classe non prescinde mai dai 3 criteri fondamentali di mediazione, un insieme di regole ed indicazioni che tiene sempre presente durante l’intero processo educativo.

Per ‘intenzionalità si intende il desiderio del mediatore di stabilire un contatto con il bambino, affinché questo possa comprendere meglio il contenuto ed il messaggio che viene trasmesso. L’educatore cerca di entrare in rapporto con il discente, di stabilire con lui un contatto, anche emotivo, di catturare l’attenzione dell’allievo, aiutandolo a individuare gli stimoli: stabilendo un contatto oculare, modulando opportunamente il tono di voce, ponendosi nello spazio nella posizione migliore,  parlando con chiarezza ed enfatizzando i concetti rilevanti.

Ma questo non è sufficiente: l’insegnante ricerca una reciprocità d’intenti da parte del bambino illustrando all’educando la ragione per cui gli sta spiegando l’argomento in questione.

E’ il comportamento che consente di andare oltre il “qui e ora”, di generalizzare un apprendimento, di trasporre gli apprendimenti in altre situazioni pertinenti.

In concreto: l’insegnante che nomina il  bambino “aiutante della maestra” e gli chiede di aiutarla a riordinare l’aula dopo la lezione scienze, non pensa solo a far mettere tutto a posto, ma si propone di potenziare le abilità motorie del ragazzo, come l’equilibrio e la coordinazione, la presa corretta degli oggetti; vuole rinforzare alcune funzioni cognitive: il confronto, la classificazione, la pianificazione e l’organizzazione, l’orientamento spaziale; la richiesta della maestra ha, in questo contesto, anche effetti positivi sulla personalità del bambino: stimola il senso di responsabilità, di competenza e l’indipendenza, ne accresce l’autostima.

E’ fondamentale che l’insegnante spieghi al discente l’importanza di quanto sta facendo e di come questo potrà servirgli in futuro; per questa ragione Feuerstein fa spesso ricorso ai brigging, cioè l’abilità’ di creare un “ponte” tra l’esperienza scolastica e la vita quotidiana.

L’essere umano ha bisogno di dare un senso alle cose ed è proprio questa ricerca di significato ad orientare il processo di apprendimento.

Il bambino impara con più facilità ciò che ritiene significativo per lui ed interessante, per  questo è necessario che il docente aiuti il discente nella ricerca , nell’ individuazione e quindi, di condivisione di un obiettivo.

Per esempio, si può spiegare al bambino che è importante saper contare perché,  nella quotidianità, questo gli permetterà ad esempio di andare autonomamente a comprare ciò di cui necessita  o di prendere il numero esatto di bicchieri e stoviglie quando la mamma gli chiede di apparecchiare la tavola.

E’ importante che il mediatore faccia comprendere al discente quanto ciò che si sta facendo a scuola in quel momento gli servirà in futuro nella sua quotidianità. Tra insegnante ed allievo ci deve essere rispetto ma non distacco: i bambini devono poter interagire con l’insegnante senza alcun timore di sbagliare o di essere giudicati, sentimenti che troppo spesso inibiscono e rallentano il processo educativo creando lacune e senso di inadeguatezza.